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Psicologia e Psicoterapia

Ansia da rientro?

Per quanto ci piacciano la nostra casa e il nostro lavoro, il rientro dalle vacanze può essere un momento traumatico.
 
In questi giorni di fine agosto terminano le ferie per moltissimi italiani e a risentirne è soprattutto lo spirito, costretto a risintonizzarsi sulla routine e i doveri. Come affrontare questo “passaggio” senza troppo stress?
 
Ne parliamo con il dott. Michele Dal Bo, psicologo e psicoterapeuta del Santa Sofia.
 
Quale impatto ha sulla nostra psiche il passare dal relax alla quotidianità?
A livello psicologico le vacanze producono un passaggio dallo stress allo stato di relax che avvertiamo soprattutto nel senso gradevole di cambiare la routine con i tempi della vacanza. La psiche diventa più aperta e pronta a ricaricarsi; i tempi dilatati, decisi da noi e condivisi con la famiglia, i partner o gli amici, producono uno stato di benessere e un senso di rilassamento. Poi arriva il giorno: l'ultimo giorno prima di rientrare nella quotidianità. Tutto sembra ritornare come prima: le preoccupazioni, lo stress, i sentimenti e le relazioni si fanno strada e la nostra mente inizia a creare le difese. Sentiamo che la vacanza è stata breve, che è già finita. Il rientro diventa viziato dallo stesso stress che avevamo prima della vacanza. Eppure dobbiamo concentrarsi sul benessere che abbiamo rivcevuto in vacanza e portarlo con noi anche al rientro.
 
Ci sono delle tecniche per affrontare meglio il rientro?
Le tecniche migliori per affrontare il rientro sono tre: la prima è portare nella nostra quotidianità un po' della vacanza. Un esempio possono essere i vari suovenirs comprati: non lasciamoli dentro, nascosti, anzi diamo loro una posizione di rilievo in casa o in ufficio, perché possano avere la funzione di “positive items”. La seconda è condividere con parenti, colleghi o amici la vacanza, il senso di positività, anche le brutte esperienze, di modo che possano fare da tramite alla routine giornaliera. Far vedere le foto, raccontarsi, ridere e ascoltare prolunga l'effetto positivo. La terza è creare un effetto futuro, che può essere spinta motivazionale per il lavoro. Pensare già a dove vorremmo stare le prossime vacanze e fare in modo che il lavoro sia fatto per creare nuove occasioni di vacanza, anche in termini economici. Allora il lavoro si arricchirà di un obiettivo personale.
 
Per chi è stato all'estero, che ruolo gioca il jet-lag sullo stato d'animo?
Il jet-lag può causare perdita di sonno e senso di stanchezza, quindi il rientro nel quotidiano potrebbe essere più difficile. Il nostro corpo ha bisogno di tempi di mantenimento che permettano di riprendere le condizioni ambientali di casa. E così anche la mente. Un buon lavoro per migliorare il rientro è quello di non immergersi subito nel lavoro, ma dare tempo al corpo e alla mente di riprendersi. Si può farlo con momenti tutti nostri e dilatando i tempi di rientro; se non si può farlo in ufficio, possiamo concederci un riposo sereno a casa. Un consiglio è anche quello di riprendere gli hobby e gli sport con una certa serenità e non buttandosi a capofitto per poi trovarsi esausti. Se poi abbiamo avuto modo di trovare nuovi passatempi durante la vacanza, possiamo provare a portarli con noi nella nostra quotidianità.
 
Chi invece ha dovuto rinunciare alle vacanze, avrà ripercussioni durante l'anno?
Di certo sarà stanco e anche frustrato, ma ricordo che per staccare non è necessario andare in un altro continente, a volte basta una domenica al lago o in montagna. Quindi a chi non ha potuto andare in ferie consiglio di crearsi delle vacanza low cost settimanali: un giorno dove si stacca e si pensa solo a se stessi, alla famiglia e agli amici. La mente sarà comunque in vacanza e si scoprirà anche che farlo spesso porterà gli stessi risultati di quelli raggiunti da chi ha accumulato tanti giorni ma per il resto dell'anno non ha mai staccato.


Michele Dal Bo è psicologo e psicoterapeuta. Si occupa del trattamento di comportamenti ansiogeni come stress, ansia e attacchi di panico. Lavora con privati e aziende sulle tecniche di motivazione manageriale e cambiamento positivo. Ha un master in Psicologia dello sport, segue gli atleti e le squadre nel mental training motivazionale con focus sulla comunicazione di gruppo e la gestione dello stress, dei conflitti e degli stati di demotivazione sportiva. Inoltre è esperto di Feng Shui e maestro di Kung Fu tradizionale e Tai Chi Ch’uan.